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La battaglia del Monte San Martino

Il ten.col. Croce, ufficiale di complemento dei Bersaglieri, comandante di due battaglioni di reclute dell’aviazione da addestrare, si trova nel Presidio a Portovaltravaglia nella requisita Vetreria Lucchini.
L’8 settembre 1943 arriva la notizia dell’armistizio e Croce si rese conto che il proclama di Badoglio avrebbe avuto come conseguenza l’immediata occupazione tedesca del territorio italiano e decise di schierarsi contro i tedeschi. Poiché il Presidio non disponeva né di armi né di munizioni, vennero requisiti armi e automezzi ai militari in fuga verso la Svizzera.
Fino al 10 settembre sera i soldati rimasero compatti con il loro comandante poi iniziarono a disertare.
Croce aveva intenzione di trasferirsi sui monti di Dumenza, partì l’11 settembre con i suoi 1000 soldati per Luino, senza darne preavviso al Comando di Varese che, venutone a conoscenza ordinò l’immediato rientro, pena severe sanzioni. Croce diede il contrordine alle truppe di rientrare. Questo imprevisto causò il disorientamento dei soldati ed i reparti incominciarono a sfaldarsi.
La mattina del 12 settembre Croce, con un centinaio di uomini e con tutto il materiale che riuscì a trasportare, si trasferì a Roggiano nelle postazioni militari costruite durante la Prima Guerra Mondiale in prossimità di Cascina Fiorini. In questo luogo si fermò per circa una settimana.
Incursioni nelle caserme abbandonate di Luino e Laveno consentirono un buon rifornimento di armi, munizioni e viveri che, caricati su autocarri militari e automezzi civili, furono trasferiti, il 19 settembre, a Vallalta di San Martino in Villa S.Giuseppe, ex Caserma “Luigi Cadorna”, residenza estiva dell’Istituto Sordomute di Milano messa a disposizione degli undici militari rimasti: ten. col. Carlo Croce (Giustizia), ten.Germano Bodo, sottoten. Franco Rana, sottoten. Dino Cappellaro e sette soldati.
Il primo impegno fu dotarsi di un nome: <<Esercito Italiano-Gruppo Militare “Cinque Giornate” Monte San Martino di Vallata Varese >> e di un motto con “Non si è posto fango sul nostro volto.”
Nei giorni successivi si ripristinarono le postazioni in caverna, si realizzarono nuove postazioni all’aperto per mitragliatrici e si avviarono attività per il recupero di materiale bellico e viveri.
Il gruppo divenne ogni giorno più numeroso per il continuo affluire di militari italiani e di soldati dei comandi alleati fuggiti dai campi di prigionia fino a raggiungere la consistenza di 170 unità tanto che il gruppo il 22 ottobre 1943 venne diviso tre compagnie. Importante si rivelò anche la collaborazione di buona parte del clero locale e della popolazione dei paesi adiacenti al San Martino.
L’azione partigiana non suscitava nei tedeschi eccessive preoccupazioni poiché, attraverso gli infiltrati nel gruppo, i nazifascisti erano a conoscenza dei componenti del gruppo, della provenienza dei rifornimenti, della dotazione di armi, dell’ubicazione delle fortificazioni.
Vi furono azioni militari, non autorizzate dal col. Croce a Mesenzana e al Casone, tra Cassano Valcuvia e Rancio che causarono morti e feriti tra i tedeschi.
L’ ingrossarsi delle fila partigiane avrebbe potuto costituire un serio pericolo per i nazifascismi soprattutto in vista dell’arrivo degli eserciti anglo-americani perciò i tedeschi inviarono, l’1novembre 1943, una compagnia di Polizia di montagna e prepararono la lotta contro i partigiani del San Martino.
Il 13 Novembre era stato diramato lo stato di assedio in tutta la Lombardia; gli esercizi pubblici sarebbero rimasti chiusi fino al 21 novembre. Furono sospese anche le pubblicazioni dei giornali. Con l’insediamento a Rancio Valcuvia il 14 novembre 1943 del comando tedesco del 15° Reggimento di Polizia agli ordini del ten. col. Von Braunschweig e l’arrivo di uomini della Guardia di Frontiera, di pattuglie di artiglieri, della Milizia fascista e dei Carabinieri, si diede inizio alla repressione partigiana.
Nei paesi alle pendici della montagna furono rastrellati, il 14 novembre, tutti gli uomini dai 15 ai 65 anni e rinchiusi negli edifici pubblici o nelle chiese. A Rancio i tedeschi concentrarono un numero considerevole di uomini, considerati partigiani o collaboratori dei partigiani, che subiranno durissimi interrogatori con sevizie e torture. Tutte le persone rastrellate vennero, poi, liberate nelle giornate del 17 e 18 novembre.
A gruppi mobili dei partigiani Croce affidò il compito di disturbare l’arrivo delle pattuglie nemiche per rallentare la loro discesa verso le postazioni fortificate di Vallalta.  La mattina del 15 novembre 1943, a Duno, in località Croce, tre partigiani attaccarono i primi automezzi e le prime pattuglie tedesche con bombe a mano che provocano morti e feriti mentre sul S.Martino 10 partigiani difendono la posizione contro 80 tedeschi provenienti da Arcumeggia, e contro il plotone della Guardia di Frontiera e i gruppi di polizia in arrivo da S.Michele.
Verso le ore 12, dopo un bombardamento aereo che non arreca danni né agli uomini né alla chiesa, i tedeschi attaccano la vetta. I partigiani vengono sopraffatti e sei di loro catturati, I prigionieri saranno fucilati il mattino successivo insieme ai compagni rastrellati durante la battaglia.
Sul piazzale davanti all’ex caserma in Vallalta, la mattina del 15 Novembre 1943 i partigiani resistettero all'accerchiamento e al bombardamento aereo. All’esaurimento delle munizioni i partigiani si ritirarono nel sottostante “Forte”. Parecchi ragazzi abbandonarono le loro postazioni in cerca di una via di fuga. Alcuni furono catturati dai tedeschi e fucilati, con tutti gli altri partigiani fatti prigionieri nel corso della battaglia, il giorno successivo, dopo interrogatori e sevizie di ogni genere. L’arrivo dell’oscurità costrinse i tedeschi a sospendere ogni azione, permettendo così ai partigiani di ricompattarsi , distruggere i materiali rimasti, occludere gli accessi alle gallerie e organizzare la fuga verso la Svizzera che essi raggiunsero all’alba del 16 novembre.
I tedeschi nel pomeriggio del 18 novembre 1943, prima di partire per altre destinazioni, rasero al suolo l’ex caserma danneggiata dai bombardamenti e, senza alcuna giustificazione, anche l’Oratorio di S.Martino, Monumento Nazionale, verrà completamente distrutto.